ISTITUZIONE DEL PREMIO

Il Concorso Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia” è nato nel 2001: in quell’anno, infatti, si sono poste le basi ed è iniziato il lungo percorso organizzativo che si è poi concretizzato nella cerimonia di premiazione della prima edizione, che si è svolta nell’aprile del 2002. L’idea di dar vita ad un concorso di poesia a livello nazionale è nata in seno all’Associazione “IncontrArci” di Sant’Anastasia, per incrementare le sue già numerose iniziative di carattere sociale e culturale sul territorio, allo scopo di tutelare e diffondere valori storici e folkloristici del luogo, come ad esempio la Sagra dell’albicocca. Mancava un evento culturale che potesse inserire anche la nostra cittadina nel particolare ambito letterario nazionale, come già molti Comuni italiani si prodigano a realizzare, perché la letteratura, e la poesia in particolare, rappresenta un aspetto senz’altro nobile, seppur di nicchia, della cultura contemporanea, aspetto e attività che contribuiscono verosimilmente alla crescita civile e morale di ciascuno e dell’intera comunità cittadina. Il progetto del nostro concorso di poesia fu quindi bene accolto dall’Amministrazione Comunale di Sant’Anastasia di quel periodo, che lo fece proprio, promuovendolo e patrocinandolo interamente. È stato così possibile realizzare, anno dopo anno, diciannove edizioni del concorso, con una partecipazione di autori sempre molto numerosa (con cospicui contributi anche dall’estero). Accanto a poeti esordienti e dotati di un ottimo talento poetico, accanto ai poeti giovani, alle prime esperienze con i versi, ed accanto ai poeti locali che liberamente hanno aderito all’iniziativa, abbiamo trovato nomi prestigiosi nel campo della poesia contemporanea: poeti affermati e molto apprezzati, i cui nomi sempre figurano ai primi posti in classifica nei concorsi letterari nazionali. La sezione dedicata all’ambiente e al territorio vesuviano, patrocinata moralmente dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, ha poi contribuito a valorizzare l’aspetto, la storia ed il folklore delle zone vesuviane, stimolando ed incoraggiando tutti i poeti partecipanti ad esprimere il loro “punto di vista poetico” su questi argomenti. Con la Delibera del Consiglio Comunale nr. 22 del 10 maggio 2012, è stata approvata l'Istituzionalizzazione del Concorso Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia", È stato un passo importante, che premia la costanza e l'impegno non solo degli organizzatori di questo peculiare evento culturale della nostra cittadina, proiettata ora a pieno titolo nel mondo letterario nazionale, ma anche dei nostri Amministratori che hanno saputo individuare anche in questo interessante appuntamento annuale con la poesia italiana, un momento significativo per l'affermazione e la diffusione della buona cultura, nonostante i mille problemi che impensieriscono la vita quotidiana di tutti. Il concorso si è svolto regolarmente ogni anno, a partire dal 2002, ed attualmente è giunto alla XIX edizione. È in preparazione la XX Edizione, traguardo considerevole e di tutto rispetto. A partire dalla XIX Edizione, l’Associazione “I colori della poesia” è subentrata all’Associazione “IncontrArci” nell’organizzazione e realizzazione del Premio.
Presidente e fondatore del Premio: Giuseppe Vetromile.
Promozione e Patrocinio del Comune di Sant’Anastasia (Na).
Organizzazione e direzione artistica: Associazione “I colori della poesia” (dalla XIX Edizione 2022).

martedì 20 maggio 2008

II EDIZIONE 2003

LA SECONDA EDIZIONE 2003

I risultati

Elaborati pervenuti: 408 (Un solo elaborato per ogni partecipante).

Composizione della Giuria: Giuseppe Vetromile, presidente ed organizzatore del concorso; Ciro Carfora, poeta; Pasquale Lubrano Lavadera, scrittore e pittore; Bruno Di Pietro, avvocato.

Sez. A – Tema libero

1° premio: Salvatore Cangiani. 2° premio: Minos Gori. 3° premio: Loriana Capecchi.
Menzioni di merito ai Poeti: Selim Tietto, Nino Falato, Antonietta Tafuri, Fabrizio Parrini, Alfredo Di Marco, Carlo Del Preite, Adolfo Silveto, Domenico Luiso, Ivano Mugnaini, Daniela Raimondi.
Segnalati: Benito Galilea, Paolo Sangiovanni, Marco Mazzuccato, Gianni Rescigno, Bruno Bianco, Salvatore Masullo, Maria Francesca Immè, Annamaria Granato, Laura Appignanesi, Pasqua Chirico, Gennaro Grieco, Primo Leone, Giulio Demarchi, Maria Pia De Martino, Giuliana Vanacore, Felice Osio, Caterina Bigazzi.

Sez. B – Colori, profumi e sapori del Somma-Vesuvio
1° premio: Giovanni Caso. 2° premio: Vitantonio Boccia. 3° premio:Carmine Capasso.
Menzioni di merito: Pompilia Pagano, Vincenzo Russo, Carmela Basile, Gerardo Altobelli, Gianni Ianuale.
Segnalati: Giovanni D’Amiano, Simona Torluccio, Salvatore Calabrese, Agostino Abate, Raffaele Galiero, Federica Bruno, Luigi Pumpo, Alfredo Mariniello.
Premio Speciale della Giuria al poeta Andrea De Cristofaro di Sant’Anastasia.
Premio Speciale della Giuria agli alunni della Scuola Media Statale “Alighieri-Pacinotti” di Marigliano (Na).

Cerimonia di premiazione: 8 maggio 2003, Biblioteca Comunale di Sant’Anastasia.

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Le poesie premiate

Datemi il tempo

Datemi il tempo
d’una notte insonne
e quel sapore di polvere e pianto
che rese amaro il latte delle madri
accucciate con noi dentro gli anfratti
della città crollata.

Il tempo d’un rosario
a una Madonna nera, da scandire
sui volti ormai sbiaditi dei soldati
che appendevamo all’orlo del suo manto
nel riverbero rosso d’un lumino.

Il tempo di chinarmi tra i filari
di pietre bianche
su quei gelidi gigli di dolore
per un’altra carezza ad ogni croce.

E poi parlate pure
delle guerre future, quando il debito
del sangue avrò pagato anche per voi.
E se tempo
non c’è che basti, datemi un preludio
d’eternità, finché l’ultimo vento
non avrà sradicato
dal rovo dei ricordi quel profumo
malato dell’infanzia.
Finché l’ultimo
ragazzo trucidato
non vedrà cancellata l’ingiustizia
della storia dal mio ultimo bacio.

Ma ho bisogno
di varcare i confini d’ogni tempo
per chiedere perdono.
Per gridare ai millenni che verranno
con la voce di Abele
che la sua pace è nella nostra pace.

Salvatore Cangiani, Sorrento
1° premio sez. A

Motivazione della Giuria:
Come sempre, il poeta è attenta sentinella dei valori fondamentali della vita. E in questa bellissima, accorata poesia dal titolo fortemente didascalico, espressivo, l’Autore ribadisce con veemenza, ma anche con una delicatezza di immagini, che il bene principale dell’uomo è la pace.
“Datemi il tempo”, in questo mondo che non ha tempo, è una poesia di condanna nei confronti di ogni vituperio, di ogni guerra, che lascia sempre e comunque tracce di sangue e dolori nel cuore degli uomini.
La poesia si sviluppa in un crescendo di immagini forti e significative, quasi ribadendo ad ogni verso la preghiera, e la speranza, perché nei millenni che verranno, la nostra innocenza gridata con la voce di Abele, sia finalmente riscattata.
Salvatore Cangiani mostra ancora una volta in questa poesia il suo personale ed ormai affermato valore nel panorama letterario contemporaneo.

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Passi di speranza

Albe rosse di sangue aprono i giorni,
in Medio Oriente, e piange,
fra spasimi di vento,
il fiore della vita.
L’inferno della guerra
urla profondo: tremano,
sotto vòlte spezzate,
altari spogli. La morte attende
sulle strade offese
dai cingoli dei carri,
armati di protervia
e violenza, intesi
a rendere macerie
ombre di case.
L’odio ha spento la luce
alla cometa, e la raggela
nella coltre di lutti dilaganti.
Geme la terra, la pietà dolora,
santa è solo la morte:
sul Calvario,
troppe sono le Croci
per distinguervi il Figlio, diventato
uno dei tanti
caduti senza volto e senza nome.
Cavalca rabbia
il pianto delle madri,
e, disperato, inghiotte ciò che resta
dei dispersi frammenti dell’amore.
Bambini già maturi,
immemori di sogni
e d’innocenza, spiano attenti
dai cumuli di pietre insanguinate.
Anche la morte non fa più paura
e la pace diventa solo un’eco,
remota, di coscienza.
Sarà nostra, d’amore, se vorremo,
la voce che ci chiama
a riportare passi di speranza
fra le restanti case silenziose
e a spingere la vita a farsi giorno.

Minos Gori, Pistoia
2° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

In un poeta la speranza è sempre vivida, sempre attuabile. Anche in questa poesia, dell’ottimo Minos Gori, poeta pistoiese che va ormai affermandosi con sempre maggiore incisività nell’arduo mondo dell’espressività poetica, la speranza ha passi felpati e silenziosi tra le case distrutte dall’odio, e “spinge la vita a farsi giorno”.
Ottime e poeticamente evidenziate le figurazioni in questa poesia che narra le brutture e le faide mediorentali, l’infinita crisi tra palestinesi ed ebrei che arreca solo morte, in una terra in cui anche il Cristo si immedesima in “uno dei tanti”.
Minos Gori ha una poesia accattivante, che trascina, ed è profondo sentire e dire, come solo un poeta sa fare.

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Il tempo dei passi leggeri

Se un cielo tracimava sopra il solco
dentro scarpe di vento noi ragazzi
dietro un volo di uccelli o nella neve
di acacie offerte a strade di silenzio.
Argilla eravamo
lucertola al sole
folaga sullo specchio di ruscello
beccando il sole frantumato in scaglie.

Sì, noi sapevamo
sommesso il rumore
che il grano faceva nascendo. Nell’erba
non visto il ramarro dall’occhio di vetro.

Volavano magre le gambe nel salto
di fosse ed oltre un segno di campana
tracciata sulla pietra con i sassi
rubati al fiume
colorati
tanti.

Noi vita abitata e di lei non sapere
null’altro che un’azzurra meraviglia
di poggi ed infinita una campagna
arresa a nubi e odori di lavanda.

Farsi ricordo adesso di quel tempo
ch’ebbe leggeri passi e in seno al pozzo
melagrane di stelle da incrinare
una notte di fionde e di ragazzi
affacciati sull’orlo ad ascoltare
il tonfo della pietra scesa al fondo.

Urtava pareti la brocca nell’onda
celando l’anguria.

Ballava…
Ballava…

Loriana Capecchi, Quarrata (Pistoia)
3° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

Loriana Capecchi è poetessa della memoria, dei valori autentici da serbare gelosamente nel cuore. E in questa poesia rivive più che mai il ricordo “dei passi leggeri”, di una vita fanciulla trascorsa nell’allegrezza e nella genuinità irripetibili. La poesia è intrisa di immagini agresti e fortemente evocatrici, sapientemente distribuite ad arricchirne i contenuti. Melodie di suoni e profumi pervadono i versi, pregni anche di una segreta vena di musicalità che traspare soprattutto alla fine, quando par di sentire proprio accanto a noi quel tonfo di pietra nel pozzo, quel tintinnio di brocca calata giù, che ballava, ballava…

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Odori e sapori del Vesuvio

Tu lo conosci il canto, il flauto dolce
della sera che scivola sull’erta,
all’odore di buono della terra
vesuviana, il vento che si leva
tra gli aranci e il dolore delle case
assiepate, pane nell’alba, squarci
di paesi e di fuochi.

Lo conosci
il martirio spiumato della rosa
fiorita su radici d’albicocchi
e gli occhi neri delle tue fanciulle
dietro occhi d’amanti, e muri, e spini
dei ricolmi giardini, e il cielo freddo
tagliato nel novembre dei lapilli.

Fiori di bimbi ai muretti assolati,
dolciumi di pesche e sulle labbra ori
di grappoli al salire dei traìni
rotolanti sui sassi e l’alba versa
stille sui volti, inzuppa l’orizzonte,
sfavilla verso il frangere del mare.


Giovanni Caso, Mercato S. Severino (SA)
1° premio sez. B

Motivazione della Giuria:

E’ segno di grande valenza poetica argomentare in versi – e sia permessa questa espressione non proprio consona alla poesia – ricostruendo sul foglio i tratti e i connotati dell’oggetto che è motivo di ispirazione. Ma qui la poesia nasce comunque spontanea, nonostante la forzatura del tema. Nasce veramente spontanea e, addirittura, apporta valore aggiunto, come suol dirsi in termini tecnici. Tanto è vero, che la descrizione del paesaggio vesuviano risulta arricchita ed arricchisce, contribuendo a vivificare, ad esaltare le caratteristiche proprie dell’ambiente così poeticamente descritto. Certe pennellate, certi quadri, assumono identità e icasticità, nel pieno rispetto di un ritmo e di un grande dettato poetico, proprio di Giovanni Caso, autore di non comune operosità e talento letterario.

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Alle pendici del Somma-Vesuvio

Profumo di resina
piove dai pini in fili d’argento,
su verdi tappeti di muschio,
sull’odore fresco dell’erba,
su umide foglie;
si sperde col canto del cuculo
per crinali sabbiosi
e tra gialle ginestre risale
agli spenti sussurri
del Monte alla gola strozzata.

Alle pendici feconde
polpe mature su rami frondosi,
vive maree di tralci fluttuanti
ai pioppi legati,
fresche verdure dell’orto
in file pazienti.

Nell’aria intenerita
trionfa d’aromi un tripudio
per gli archi dei borghi,
nelle strette vie di lava vestite
e bussa alle case raccolte
intorno a chiese dalle croci di pietra;

case segnate dall’anima violenta
fremente nelle viscere mai doma,

case bianche e rosse,
dai piedi di fuoco,
cresciute in tante,
ostinate,
come il paese mio.

Vitantonio Boccia, Terzigno (NA)
2° premio sez. B

Motivazione della Giuria:

Scende in descrizioni molto particolari e rende suggestivo il panorama già di per sé ricco di “colori e sapori”, come suggerito dal tema, questa poesia di Vitantonio Boccia, che ha meritato il secondo premio per la sezione dedicata al Somma–vesuvio.
In un crescendo di immagini bucoliche supportate da un verseggiare breve ma incisivo, ricco di spunti ed efficace nella resa poetica, l’Autore termina la sua lirica nel modo più confacente ed affettuoso possibile: “case bianche e rosse, dai piedi di fuoco (stando ad indicare che hanno fondamenta nelle viscere magmatiche della montagna), cresciute in tante, ostinate, come il paese mio…”

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A ‘e piede d’ ‘a Muntagna

Quanno voglio nu poco ‘e culore
pe me tégnere ‘e juorne d’ammore,
lasso tutto, ‘a fatica, ‘a cumpagna
e me cerco nu posto sulagno.

Sta a duje passe ma ‘o tengo ‘int’ ‘o core,
stenno ‘a mano e già sento ‘o calore
‘o arrefrisco ‘e nu bosco ‘ncantato
chino d’arbere e ‘e prete abbruciate.

Saglio a Somma. Sto’ sotto ‘a Muntagna,
sento aucielle e ‘o profumo ‘e campagna,
ma cchiù forte, n’addore ‘e ginestre
e pe ll’uocchie è na Pasca, na festa.

Veco case, paise, castielle
ca se guardano. So’ ‘e sentinelle
c’hanno visto ‘a Muntagna ‘e fumà,
sciumme ‘e fuoco hanno visto ‘e culà.

Na padula ‘mpruviso m’appare,
cu nu cane, na votta e ‘o pagliaro
e pascennose ‘a luce d’ ‘o sole,
ceraselle… ca so’ pummarole.

Po’, cchiù spierte, nu pare ‘e filare
d’uva gialla ca d’oro me pare:
Cataranesca, viàto chi ‘o ttene,
scioglie ‘o sango e ve pizzeca ‘e vvéne.

Torno arèto cuntento, sudato,
stongo allèro, me sento appaciato.
Na campana se sente p’ ‘a via…
I’ me segno e sto ‘mpace cu Dio.

Carmine Capasso, Napoli
3° premio sez. B

Motivazione della Giuria:
Niente di meglio di un vernacolare suggestivo e pittoresco, carico di colori e sapori – è il caso di dirlo – per esprimere la forte dolcezza, ci scusiamo per l’ossimoro ma è appropriato, di questa poesia dagli accenti madrigaleschi. Carmine Capasso, bravo poeta napoletano, sa infatti usare molto bene il repertorio classico cimentandosi nella non facile esposizione in lingua napoletana. I quadretti descritti nella poesia sono freschi e pieni di vita; i versi hanno un ritmo particolare, grazie anche al sapiente uso della rima.

I EDIZIONE 2002

LA PRIMA EDIZIONE DEL CONCORSO

I risultati

Elaborati pervenuti: 674. (Ogni partecipante ha potuto concorrere con al massimo 2 opere, sia per la sez. A che per la B).

Composizione della Giuria: Giuseppe Vetromile, presidente ed organizzatore del concorso; Ciro Carfora, poeta; Pasquale Maffeo, scrittore, poeta e critico letterario; Pasquale Lubrano Lavadera, assessore alla cultura del Comune di Sant’Anastasia, scrittore e pittore; Carmelo Barbera, preside.

Sez. A – Tema libero

1° premio: Clara Di Stefano, L’Aquila. 2° premio: Benito Galilea, Roma. 3° premio: Salvatore Cangiani, Sorrento (Napoli).

Segnalazione della Giuria ai poeti: Mina Antonelli, Mario Testa, Nino Falato, Gianni Rescigno, Giovanni Caso, Carmina Esposito, Angelo Del Prete, Grazia Cerino, Domenico Luiso, Antonietta Tafuri.

Sez. B – Il Monte Somma, il Vesuvio e l’ambiente circostante

1° premio: non assegnato. 2° premio ex-aequo: Vincenzo Spada. 2° premio ex-aequo: Mario Vecchione. 3° premio: Adolfo Silveto.

Segnalati i poeti: Salvatore Calabrese, Andrea De Cristofaro, Pino Imperatore, Rosanna Perozzo, Benedetto Verdiani.


Cerimonia di premiazione: 6 aprile 2002, Biblioteca Comunale di Sant’Anastasia.

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Le poesie premiate


Sanguina ancora

Sanguina ancora
la ferita
che mi crociò
bambina
figlia d’emigrante

ancora brucia sulla gota
l’ispido bacio
e la carezza callosa

sfogliava
il pianto composto
della madre
le rose bianche dell’alba

ed io
accartocciato cucciolo ferito
nel pozzo buio delle scale
spiavo
le tue partenze
i passi leggeri
e quel tuo ristare sulla soglia
greve di luna
di brina
di pensieri
e di preghiere

padre
che più non torni

me la porto dentro
la tua miniera
benedetta e bestemmiata
e mi ferisce il petto
aria rarefatta
di carbone.

Clara Di Stefano, L’Aquila
1° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

Poesia forte e vibrante, che coinvolge in modo profondo e partecipativo con poche ma essenziali espressioni di rilevante spessore. L’incipit “Sanguina ancora – la ferita – che mi crociò – bambina…” è di rara originalità. Da notare particolarmente l’espressione “mi crociò”, inusuale ma ricca di significato.
L’immagine dicotomica della miniera benedetta e bestemmiata nello stesso tempo, dell’aria rarefatta di carbone che ancora ferisce il petto, sono testimonianza di valori inestinguibili, oltre che di elevata poesia.

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Il seme della terra

Solo la notte avrà memoria
di queste veglie stellate se tu
prendi commiato dalla riva
e non odi i passi che giungono
alla presenza del cuore. Anche
l’onda trascina l’esilio dalle terre:
ogni ombra è insonne sulla porta.
Altri sono venuti a chiedere ginepri
e sogni lungo il fiume quando l’acqua
era orfana di canti e tu alle brevi
estati davi fiato tra i cortili.
Il Sarno non è in questo verde
putrido che separa villaggi
dai sentieri se di nascosto portano
ancora la luna nell’estate saracena
a rimirare gli specchi della notte.

Non sei tu che in ogni stagione
annunci l’albero azzurro e lo deponi
a filo d’acqua nello sguardo dei bambini;
non sei tu, madre, che dalle rive
svegli l’illusione consegnandola
a maree che hanno il seme della terra?

Dicono che un giorno torneremo
con i nostri cappotti di papaveri
a riempire il cielo di colori,
i gatti ancora ai davanzali
a respirare una stagione intera.
Un giorno torneremo.
Un giorno.

Benito Galilea, Roma
2° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

“Dicono che un giorno torneremo – con i nostri cappotti di papaveri – a riempire il cielo di colori…” Così chiude Benito Galilea questa sua bellissima composizione, di sapore quasimodeo per certe sue intonazioni e riferimenti alla natura: “Solo la notte avrà memoria – di queste veglie stellate se tu – prendi commiato dalla riva – e non odi i passi che giungono alla presenza del cuore…”
Benito Galilea sa trattare molto bene il sentimento della terra, il profondo accostamento del cuore alle origini da cui trarre vigore e abbrivio per i giorni a venire. E speranza: “Un giorno torneremo. – Un giorno”.
La poesia è ben strutturata, ha corpo omogeneo e testimonia la frequentazione assidua, da parte dell’Autore, di un lessico colto ed armonioso.

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I colori del pane

Altissima la notte
gelava col respiro delle stelle
la rugiada sull’uscio.
Dalle case sciamava l’acre fumo
dell’umida ramaglia, lo stentato
chiarore della vampa. S’addensava
nell’aria opaca il fiato dei risvegli.
Nella madia era cresciuto il pane
dilatando la croce che le mani
contorte di mia madre
avevano tracciato sull’impasto
di lacrime e farina.
Divorate dal fuoco, ora nel forno
come nel grembo oscuro della terra
stagioni di sudori e di fatiche
versavano profumi dalle croste
turgide d’oro bruno.
E già le donne
sgusciavano furtive al primo tocco
d’una campana sui vetri dell’alba.
Nella chiesa minuscola
folgorava penombre l’ostia bianca
spezzata sulla mensa
del dolore di Dio.
Banchettavano i poveri con gli angeli.
Ritornava mia madre al suo rosario
quotidiano di stenti, ritemprata
da un ignoto coraggio.
Benediceva il pane. Nei suoi occhi
schiariva il nuovo giorno.

Salvatore Cangiani, Sorrento
3° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

Lirica dal tono intenso e dalla forte tensione rappresentativa, questa del Poeta Salvatore Cangiani, per altro già noto nei più importanti circuiti letterari italiani per la sua grande valenza poetica.
Ne “I colori del pane”, infatti, egli descrive in modo altamente lirico la vicenda umanissima delle antiche famiglie di campagna, per le quali la vita quotidiana era, sì, dura e sofferta (“Nella madia era cresciuto il pane – dilatando la croce che le mani – contorte di mia madre – avevano tracciato sull’impasto – di lacrime e farina…”), ma soprattutto era ricca di quei valori profondi e genuini, così difficilmente riscontrabili, ormai, nella società “tecnologica” attuale.
La grande competenza dell’Autore si riconferma nell’alternarsi di settenari ed endecasillabi che conferiscono ai versi un’alta musicalità.

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A Muntagna bella…

Sparata ‘ncielo comm’ ‘a ‘na jastemma
‘a coppo ‘a Muntagna, ‘na muntagna ‘e fuoco
se sguarra
s’arravoglia se fa nera;
trezziole, granate, bumbarde e botte
avvenceno a cchiù ‘e mille Piedigrotta,
ma ‘nfaccia ‘a vocca
s’avota a’ smerza ‘o juoco:
ciento sciumme vullente comm’ ‘a pece
scarrupano pe’ scianche
e senza freno
strascinano e s’agliotteno casale
arberi, uommene, animale;
‘a terra tremma, sparpetéa ‘a natura
mentre nu viento fatto ‘e cennetura
ammorba l’aria cu ‘e ttanfe chiù nucive;
‘na puzza d’arzo, zurfo, ‘nu fieto ‘e cisto;
cumpare ‘o sole
comm’ ‘a quanno jette ‘ncroce Giesucristo.

Vesuvio bello mio, mo’ t’hè fermà,
‘o bbì, se sape che sapisse fa’,
però, te si’ scurdate
‘e Sangiorgio, San Gennaro, ‘Ammaculata!

Raggiunammo ‘nu poco, pietto a pietto,
tu overo ce ‘o facisse ‘stu dispietto?
Nuje simmo tanti poveri maronne,
già ce arrubbammo ‘a vita a tutte ll’ore,
campanno a stiento,
‘ncoppo a chesta terra
‘mprignata ‘e sanghe ‘e fele e de sudore;
Uno comm’ ‘a te, penza, riflette,
nun “mett’ ato uoglio ‘ncopp’ ‘a ‘o peretto”.

Perciò, Muntagna mia, nun fa ammuina;
nun te facimmo sischie né pernacchie
si tuorne n’ata vota ‘ncartulina,
si tuorne n’ata vota cu’ ‘o pennacchio.


Enzo Spada, San Giorgio a Cremano (NA)
2° premio ex-aequo sez. B

Motivazione della Giuria:

Poesia pittoresca e altamente espressiva, come solo il vernacolo napoletano può rendere, questa del poeta Enzo Spada, meritevole del 2° premio per la forte icasticità, appunto, e per la musicalità dei versi.
L’Autore descrive con i termini coloriti del napoletano, ricchi di significati non altrimenti evidenti se non con larghi giri di parole (“Sparata ‘ncielo comm’ ‘a ‘na jastemma”… “Scarrupano pe’ scianche”… “sparpetea ‘a natura”…), le probabili, indesiderate conseguenze di un futuro malaugurato risveglio del nostro caro “Vesuvio bello mio”.

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Poesia santanastasiana

Quann’ero piccirillo,
pe’ vicule passavano
carrettiere cu ceste chine
‘e cerase lustre e tonne
e deveno ‘na voce allera e fine.

“Magnateve ‘a cerasa
appena cuoveta
a Monte Somma e Santo Anastase!”.

Fu accussì
ca cunuscette ‘stu paese,
terra sott’ ‘a Muntagna
china ‘e fuoco;
terra grassa ‘e campagna,
sole vullente,
aria supraffina.

Terra ‘e miracule
d’’a bella Mamma ‘e ll’Arco,
terra ‘e faticature,
terra ‘e surore
e chi se spelle ‘e mmane,
pe’ se truvà po’ ‘na valigia
‘e ‘na città straniera
dando all’ate
sango e salute…

Chesta terra antica,
custata d’ ‘o sud,
è parte ‘e nuje,
coce dint’ ‘e vvene
‘ncopp’ ‘a lava stutata,
sotto ‘e stelle ‘e Maria…

Mario Vecchione, Napoli
2° premio ex-aequo

Motivazione della Giuria:

E’ un delizioso quadretto in vernacolo napoletano, questa “poesia santanastasiana”, meritevole anch’essa del 2° premio, nel quale l’Autore descrive la nostra terra: “Chesta terra antica – custata d’o sud, – è parte ‘e nuie, – coce dint’e vvene – ‘ncopp’a lava stutata, – sotto ‘e stelle e Maria…”
Le immagini suscitate dai versi sono vive, sembra quasi di “vedere”, “toccare” quelle “cerase appena cuovete (appena colte) a Monte Somma e Santo Anastase!”.
L’Autore dimostra buona padronanza del vernacolo, mediante il quale riesce ad esprimersi con versi brevi e leggeri, semplici ma fortemente suggestivi.

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Elegia del Cratere

Forse morirò di te, ma non faccio nodi al fazzoletto
di merletto antico un po’ sciupato
e non conto guizzi di paura
negli occhi del vicino con le mani di pietra.
Non è bene morire cento volte nell’attesa
di un vento possibile e mai certo.
Noi siamo qui. Aspettiamo delegando ad altri,
affidandoci al caso, e alla maledetta fatalità.
Educandoci alla fuga, truccando il gioco
dell’attesa lungo un tracciato immaginario
e immobile che sconfigge il destino.

Perfino il cuore che sa il profumo della terra,
la dolce asprezza del limone, il chicco d’uva
tra la lava morta e porta il segno struggente
del profumo d’arancio che l’attraversa obliquo,
ha un battito diverso.

Forse è anche in questo una resurrezione,
un cambiarsi d’abito, un ritrovarsi
in altre energie, un ritornare a una luce
dissepolta dal tempo quando il cuore
dell’uomo del cratere era la brezza dei pini,
la forza della terra inseminata dal fuoco
il silenzio dell’usignuolo un attimo prima del canto,
l’armonia delle ginestre sugli effluvi del mare
e il precipitarsi della luna dentro il sangue
con l’ultima colata lieve che ti si ferma dentro,
come un tempo alla porta della chiesa,
ardente eucarestia che santifica il pane
e invigorisce il vino, inconsumabile dono,
ritrovato all’alba sull’altare dei padri.

Adolfo Silveto, Boscotrecase (NA)
3° premio sez. B

Motivazione della Giuria:

Adolfo Silveto è poeta ormai affermato e riconoscibile attraverso il suo dettato personale ed altamente lirico. In questa elegia dal cratere, egli riconferma la sua valenza di autentico cantore di problematiche sociali e ambientali. Il suo verso si distende piano, ma ricco di fermenti e di memoria rievocativa: “Forse è anche in questo una resurrezione, – un cambiarsi d’abito, un ritrovarsi – in altre energie, un ritornare a una luce – dissepolta dal tempo quando il cuore – dell’uomo del cratere era la brezza dei pini,…” egli afferma, quasi a voler perdonare al nostro caro vulcano “un evento possibile e mai certo”.

venerdì 25 aprile 2008

La cerimonia di premiazione della sesta edizione

Si è svolta sabato scorso 19 aprile 2008, presso la Biblioteca del Centro Polifunzionale “G. Siani” di Sant’Anastasia, la cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”. Come ha spiegato il Presidente e organizzatore del Concorso, Giuseppe Vetromile, anche questa sesta edizione ha avuto un buon successo, nonostante le perplessità iniziali dovute all’introduzione di una minima quota di partecipazione. Le adesioni sono state numerose anche quest’anno: 203 partecipanti per un totale di 415 elaborati, provenienti da tutto il territorio nazionale e anche dall’estero (Canada, Grecia, Australia, Londra). Con viva soddisfazione, gli organizzatori e i membri della Commissione esaminatrice (composta dai poeti, scrittori e critici letterari Ciro Carfora, Luisa Della Porta, Anna Gertrude Pessina, Enzo Rega e Gerardo Santella, coordinati da Giuseppe Vetromile), hanno constatato l’accresciuta qualità e validità dei testi pervenuti e che di conseguenza è stato davvero arduo stabilire la stretta graduatoria finale, in base alla quale molti altri pregevoli elaborati sono purtroppo rimasti esclusi.I premiati: per la sezione A, a tema libero, il primo premio di 500 euro è stato assegnato al poeta Giovanni Bottaro, di Molino del Pallone, Bologna; il secondo di 300 euro a Giancarlo Interlandi di Acitrezza, Catania, e il terzo, di 200 euro, ad Armando Giorgi, di Genova. Sono poi seguiti due premi speciali di 100 euro cadauno, assegnati ai poeti Armando Saveriano di Avellino e Adolfo Silveto di Boscotrecase. La sezione dedicata all’ambiente e territorio vesuviano è stata vinta dalla poetessa Agostina Spagnuolo, di Capriglia Irpina, Avellino, mentre quella relativa ai giovani è andata a Vanina Zaccaria, di Volla, Napoli. La sezione “Poeti di Sant’Anastasia” è stata vinta dalla giovane Alessandra Mai.Le poesie sono state lette dall’attrice Natasha Vernetti e da Vincenzo Capuano, allievo della Scuola di Teatro “Gregorio Rocco”, di Carmine Giordano. Ha allietato la cerimonia di premiazione la giovane cantautrice Daniela Pizzau. Oltre ai premiati e segnalati presenti, e al numeroso pubblico che ha gremito la sala delle conferenze della Biblioteca, sono intervenuti anche gli Assessori Luigi De Simone e Armando Di Perna, e il Sindaco Carmine Pone. Al termine, un gustoso rinfresco offerto dal Circolo “IncontrArci”, organizzatore dell’evento.Anche per questa edizione del Concorso l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e la Provincia di Napoli Assessorato alla Pubblica Istruzione, hanno concesso il loro patrocinio morale mettendo a disposizione dei premiati delle ottime pubblicazioni e libri artistici. Ai segnalati sono stati donati manufatti in rame dell’artigianato locale e ai giovani e ad alcuni studenti presenti alla manifestazione sono stati donati libri di narrativa e di poesia.Si spera in una settima edizione di questo importante concorso letterario, con partecipanti sempre più numerosi e con dotazione di premi sempre più ricca.

XXI Edizione. La lettera di Cinzia Marulli alla Giuria degli Studenti

Cerimonia di premiazione XVIII Edizione, 10/12/21

Il Libretto della XVII Edizione 2019

Il Libretto della XVI Edizione

Libretto della XV edizione

Il Libretto della XIV Edizione

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Premiazione XII edizione

Il Libretto della XIII Edizione 2015

Il Libretto della XII Edizione

Il Libretto della XI Edizione

Le foto della X Edizione

Le foto della X Edizione
Biblioteca G. Siani, Sant'Anastasia, 12 dicembre 2012

Il video di Vincenzo Caputo della cerimonia di premiazione della X Edizione del Concorso

Intervento di Giuseppe Vetromile e Mariangela Spadaro (a cura di TeleAnastasia)

Alcune fasi della premiazione della IX Edizione (TeleAnastasia)

Premiazione sez. ambiente e territorio IX Ediz (TeleAnastasia)

Il servizio video di Sant'Anastasia Oggi (Pagina Facebook)


Le foto della IX Edizione

Il libretto della X Edizione

Il libretto della IX Edizione

Libretto IX

Le foto della cerimonia di premiazione dell'Ottava Edizione

Il libretto dell'VIII Edizione

Eventi letterari in Campania