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domenica 23 dicembre 2007

IV EDIZIONE 2005/2006

IVa Edizione 2005/2006

Poeti partecipanti: 308 (un solo elaborato per partecipante).

Composizione della Giuria: Giuseppe Vetromile, presidente e organizzatore del concorso; Ines Barone, assessore alla cultura del Comune di Sant’Anastasia; Anna Gertrude Pessina, poetessa, scrittrice e critico letterario; Enzo Rega, poeta e critico letterario; Gerardo Santella, critico letterario; Ciro Carfora, poeta e operatore culturale.

Sez. A – Tema libero

1° premio: Gennaro Grieco. 2° premio: Giovanni Bottaro. 3° premio: Domenico Luiso.
Menzioni di merito: Carmen De Mola, Adolfo Silveto, Maria Angela Bedini, Giovanni Vesta.
Segnalati i poeti: Mina Antonelli, Anna Bruno, Loriana Capecchi, Giovanni Caso, Angelo Cocozza, Maria Pia De Martino, Marcello De Santis, Franco Fiorini, Ivano Mugnaini, Daniela Raimondi, Antonietta Tafuri, Umberto Vicaretti.

Sez. B – Il Vesuvio e il Monte Somma: poesie e canti

1° premio: Vincenzo Russo. 2° premio: Natasha Vernetti.
Segnalati: Emilia Fragomeni, Gerardo Altobelli, Mario Vecchione.


Premi Speciali

Mimmo Beneventano (alla memoria), medico, consigliere comunale di Ottaviano, ucciso in un agguato camorristico nel 1980.

Studenti del Liceo Polispecialistico Luca Pacioli di Sant’Anastasia.

La cerimonia di premiazione si è svolta il giorno 4 marzo 2006 nell’Aula Consiliare del Comune di Sant’Anastasia.

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LE POESIE PREMIATE


Sequenze dell’accoglienza in terra

noi,
qui in basso, scriviamo
i nostri nomi mortali

Octavio Paz


1. Il viaggio è perché bisogna partire.
Convoglio sulla bocca del vulcano per sondare gli umori della terra,
per dare ascolto al sangue sulle spine.
Estremo gesto di una eterna malattia
come quella dei vecchi che hanno tutti la stessa mappa,
dovunque sul viso gli stessi solchi come le strade del tempo che passa,
come il tempo passato ad aspettare.
Perché si sappia, Gen, noi spendiamo la nostra voce ma
come i vecchi in eterno seduti lungo i muri della resa
noi siamo tutti questa atroce notte, l’arena e il volo a capofitto.
Siamo verde mattino poi ammasso della piena
(neve sciocca nell’acqua verso il mare).
Dapprima visi intabarrati e felici per la scoperta – siamo –
poi tutti disperati.

2. Il dubbio, prima di partire,
sta lì accanto alla mappa in sorvegliata attesa.
Sta, metodologicamente; tarlo inquieto tormento dei millenni,
diffidenza in chiave di conoscenza.
Che fare di questo pianto nascosto?
delle risa costrette nella mimica conforme?
Togliemmo voce al patto di una storia esemplare,
scegliemmo un urlo inumano per dire di un’acqua avara
e di un cinico sole, per ingraziarci ciò che è se ci pare;
a turno spandemmo croci sui fumi della terra, e inopinati riscatti – poi –
sulle oramai sterminate ragioni.
Gesto propiziatorio è questa mano priva di aggettivi,
è il dito scarnificato che si agita
per una ripartenza.

3. Questo sogno tremendo dell’armonia del mondo
per noi scimmie evolute col dono del linguaggio…
Può, la parola?, il canto piccato sulle spoglie?
La lunga querimonia che dal tempo ci viene
è memoria del sangue, perdio è la nostra storia!

Almeno stando al dna, solo l’uno per cento ci affranca dalla liana.
Per genetica sorte, primato sui Primati è una onesta parola,
è dar nome alle cose: il silenzio ad Auschwitz,
sessant’anni oggi: neve e fumo dai comignoli.

27 gennaio 2005, Per non dimenticare


Gennaro Grieco, Trana (Torino)
1° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

Poesia densa, corposa, di sapore amaro come amara è la materia che tratta, dipinta in quei vecchi “seduti lungo i muri della resa”. Sono quelli di Auschwitz e l’eco che ancora rimbomba nella desolazione delle macerie è straziante.
La voce poetica è sommessa; gli occhi dell’io narrante asciutti; l’animo lacerato in un quadro lirico di tensione emotiva coinvolgente e di buon intreccio figurale.letterario


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Tramontava la tua ultima notte

e
la Luce formicolava assonnata
sul geranio del davanzale sbadigliando

e
le tue palpebre cadendo
mormoravano al Lucore :

“dacci pace non disturbare il nostro riposo
non scivolare amoroso tra le ciglia
è inutile non la possiamo ri–destare”

tramontava la tua notte ultima
e nel viale
– deserto sotto i coni gialli dei lampioni –
si avvitava nell’aria maculata una foglia

parlava di assenze assopite nel nido:

al tuo ultimo grido
un palpito nuovo
– forse – la schiusa di un uovo

sapevo che ti avrei ri–vista
stella d’agosto caduta
sul tuo giaciglio d’acqua
le sponde del letto sul pavimento
le braccia poggiate al torace
la pelle diafana di sangue screziata
rassegnata
la faccia da attese sfibrata

me lo avevi – poco prima – confidato

quando nel mio dormiveglia
– abbacinato dal latteo del soffitto –
in un refolo mi avevi sussurrato:

“Figlio, cos’hai?
Non posso più aiutarti oramai”

col lamentevole aspettato uggiolare del telefono

la tua ultima notte
tramontava (su un asciutto mare di luna)

con la mia solitudine
consolata da un ampio Cielo terso

Pisa, 13 settembre 2005

Giovanni Bottaro, Pisa
2° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

Lirica organica, equilibrata e densa di pensiero. Altamente suggestivo nella tessitura del lessico, evanescente e sfumato, il componimento filtra stile e tecnica da un codice personalissimo: esso dà al messaggio un’allusività sognante ed eterea nel tramonto di una notte in cui staticità e silenzio sono infranti solo dagli ultimi balbettii della madre.
La materia signica versale è sempre ritmo e scansioni di momenti, armonicamente aggregati alla formulazione fonetica delle sensazioni.

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E’ certo

E’ certo.
Non mi sbaglierò parlando della tua pena
ma non uscirò di casa stamattina
dalla mia stazione di periferia dove si riproduce
il canto senza prodigi degli uccelli
lungo il distratto aprile o quando sui vetri silenziosi
calerà pigro e ignaro dei martìri
l’insostituibile vociare delle cicale di agosto.

Nel mio angolo dimesso riarmerò la mia nave
in stile rococò con la polena
gialla lucente di lance e di scudi
e scrosterò la pece appiccicosa
dei souvenirs dei porti inesistenti
del sangue dei morti immaginari
si ingigantirà la prua sulle onde velleitarie dell’illusione
e avrà la sua acqua verde senza trasparenze
tranquilla come il sole
muto e impenetrabile
sui tonfi sordi e sugli urli lunghi.

Non vedrò nuvole nel mio cielo senza sconvolgimenti
e avrò i miei cani con i soliti latrati
i miei cavalli con gli zoccoli fasciati
e la mia penna secca di umori scriverà
sul diario di ieri e di domani
che la tua pena è precipitata a capofitto
schizzando sangue sul marmo delle statue
che la tua pena è un mostro partorito
per mia consolazione da un ventre concavo.

E’ certo
non mi sbaglierò sfogliando tra i rimpianti
e ti separerò dalla tua pena e dal tuo corpo
deflagrato in pezzi
disseminato per le strade abbagliate di cento città

mi contaminerò di atti estranei
e ancora non mi sbaglierò cercando una preghiera
nella più straniera delle mie coscienze

e mi terrò il mio canto come un’abituata gioia
e porterò il mio fascio di isterìe
alla tua tomba antica,
fiori di marmo per la tua paurosa pace
di ieri e di domani e nelle mia mano
un moccolo informe che si adagia
freddo
tra le dita fissate sulle tele.


Domenico Luiso, Bitonto (Bari)
3° premio sez. A

Motivazione della Giuria:

“Non vedrò nuvole nel mio cielo senza sconvolgimenti”, afferma il poeta in questo suo componimento ricco di immagini e di metafore: è un viaggio, il suo, pregno del dolore e dei patimenti propri del procedere lungo i giorni della vita. Ma una sottile, quasi velata speranza conforta l’Autore nell’enumerare le difficoltà e l’impervio andare: è quell’affermarzione ripetuta più volte a capoverso, “è certo”, che darà un senso all’intero quadro, e che alla fine indurrà il poeta a “tenersi il canto come un’abituata gioia, a portare il fascio di isterie alla tomba antica…”
Parole forti, spigolose, ma ben incastonate in versi di alta tonalità e musicalità.

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‘A muntagna mia


‘A tengo dint’a ll’anema
chesta muntagna bella,
è comm’a nu tesoro
ca vide mmiez’ ‘e stelle.

E’ ‘a mano ‘e nu criaturo
ca t’accarezz’ ‘a faccia,
è comm’a na fortuna
c’astrigne dint’ ‘e bracce.

E quanno spont’ ‘o sole
sotto a ‘stu cielo d’oro,
na làcrema d’ammore
se posa dint’ ‘o core!

Fa cavero o fa ‘a neve
tu ‘a guarda e si’ cuntento,
pare na vera freva
ca piglia a tanta ggente.

E siente ‘a primmavera
ncopp’a ‘sti pprete antiche,
‘a puorte int’’e penziere
p’’o riesto ‘e chesta vita.

Si te ne vaje luntano
se fa sempe cchiù cara,
c’’a luna chianu chiano
se specchia mmiez’’o mare.

Io songo nnammurato
‘e ‘sta muntagna mia:
è nu sciore culurato
c’addora ‘e fantasia!


Vincenzo Russo, Napoli,
1° premio sez. B



Motivazione della Giuria:

Il poeta esprime con padronanza del verso un quadro di intensa coloritura e appassionata dedizione al più grande simbolo della nostra terra: il Vesuvio. E non poteva, il poeta, utilizzare per questa sua vera e propria serenata alla sua, alla nostra montagna (“Io songo nnammurato ‘e ‘sta muntagna mia: è nu sciore culurato c’addora ‘e fantasia!”), il classico, intramontabile vernacolo, o meglio lingua, napoletana, sempre ricca di ritmo, musicalità, sentimento.
La lirica è ben costruita, il linguaggio è sonoro, molto evocativo.


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La terra del sole


Gli alberi di perle
imbiancano di fresca luce
le calde campagne
della terra del sole,
frammenti di solitudine
lontani dalle voci confuse.
E’ lì che nasce il mattino,
malinconica onda di mare
su spiagge deserte
portate dal vento
granello per granello
da altri mondi.
E’ lì che la luce si nasconde
tra esili rami
e possenti, forti rocce
colorate d’ambra e giada
di un fuoco che lentamente
si allontana verso l’infinito.
Ed è ancora lì
che la pallida luna si affaccia
tra piccoli diamanti
per sfiorare gli esili rami
e i soffici granelli di sabbia…
E le perle degli alberi diventano cristalli.


Natasha Vernetti, Pollena Trocchia (Napoli)
2° premio sez. B

Motivazione della Giuria:

La poesia smussa le angolazioni di una natura brulla e pietrificata, potente ed imponente, per soffermarsi su “alberi di perle”, rocce “colorate d’ambra e giada”, fuoco “che si allontana verso l’infinito”.
Le immagini sono plastiche; il tono lirico suadente; la struttura del linguaggio poetico armonicamente articolata.

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Le foto della X Edizione

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Biblioteca G. Siani, Sant'Anastasia, 12 dicembre 2012

Il video di Vincenzo Caputo della cerimonia di premiazione della X Edizione del Concorso

Intervento di Giuseppe Vetromile e Mariangela Spadaro (a cura di TeleAnastasia)

Alcune fasi della premiazione della IX Edizione (TeleAnastasia)

Premiazione sez. ambiente e territorio IX Ediz (TeleAnastasia)

Il servizio video di Sant'Anastasia Oggi (Pagina Facebook)


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